Da Sora a Venezia: quando il calcio abbraccia la disabilità

Da  Sora a Venezia: quando il calcio abbraccia la disabilità

L’Università Niccolò Cusano a fianco dell’Associazione ‘Smile Amici di Ilaria’ per promuovere il benessere dei bambini con disabilità intellettive. Parte da Frosinone il nuovo progetto che coinvolge ragazzi tra i 6 e i 14 anni affetti da autismo o sindrome di down. Ogni settimana la squadra sarà seguita da allenatori, psicologi e logopedisti

È partito da Sora e da ottobre arriverà anche a Frosinone il nuovo progetto di inclusione sociale e solidarietà promosso dall’Università Niccolò Cusano insieme all’Associazione Smile Amici di Ilaria. Attraverso lo sport più amato di sempre, il calcio, ogni settimana dopo la scuola, un gruppo di ragazzi tra i 6 e i 14 anni si ritroverà per stare insieme, indossare la maglia da attaccante o portiere e sfidarsi a pallone. In squadra c’è chi è affetto da autismo, chi da sindrome di down, chi da altri disagi cognitivi. Per tutti, la parola d’ordine è divertirsi.

Un modello di successo che ha varcato i confini laziali per approdare a Venezia, dove il sindaco Luigi Brugnaro ha detto di essere molto interessato a replicare l’esperienza quanto prima. Perché è nell’obiettivo finale la vera particolarità dell’iniziativa dell’associazione “Smile Amici di Ilaria” e dell’Unicusano: far giocare nella stessa squadra i bambini con disabilità insieme ai coetanei per favorirne l’integrazione e la reciproca conoscenza.

 “La cosa più bella è vedere il sorriso di questi ragazzi che, affiancati da figure professionali come psicologi, logopedisti, operatori della Asl, insegnanti di scienze motorie e allenatori di calcio, si emozionano, si impegnano e mettono tutte le loro energie negli esercizi – afferma Agostino Sera, presidente dell’Associazione ‘Smile Amici di Ilaria’ – L’idea è nata pensando proprio a nostra figlia Ilaria, che fin dalla nascita è costretta su una sedia a rotelle. In classe, durante le recite di Natale, insegnanti e compagni hanno cominciato a coinvolgerla ballandole attorno e facendola sentire protagonista. Una dimostrazione di affetto che ci ha colpito e ha spinto me e mia moglie a creare un’associazione che aiutasse tutti i bambini come Ilaria, che possono soffrire nel sentirsi esclusi. Quale miglior collante del calcio, che è un linguaggio universale, compreso e praticato da tutti nelle sue forme più diverse?”.

L’Unicusano ha così deciso di sposare la causa impegnandosi a sostenere l’Associazione per i prossimi tre anni e contribuendo anche all’acquisto dell’abbigliamento sportivo. Ma non basta, il team dell’ateneo sarà presente anche ‘sul campo’. “L’Università crede tantissimo nella responsabilità sociale: etica e solidarietà fanno parte della nostra missione – spiega la dottoressa Emanuela Saggiomo, che segue l’organizzazione del progetto per la Cusano – Il nostro sostegno però non consiste solo in un supporto economico, ma è anche di tipo accademico. La nostra Facoltà di Psicologia avvierà uno studio sugli effetti che l’attività sportiva, nello specifico il gioco del calcio, ha sui bambini con disabilità intellettive”.

Il gruppo di ricercatori dell’ateneo seguirà i bambini da vicino, parteciperà agli allenamenti e ne registrerà i progressi: “Il connubio tra il sano movimento sportivo e la condivisione di spazi e strumenti con altri bambini ha sicuramente un risvolto positivo sia sul piccolo individuo che sulla famiglia che lo sostiene – aggiunge Saggiomo – E l’osservazione scientifica è volta proprio a dare una valenza scientifica e accademica a questa iniziativa che ci auguriamo diventi sempre più un modello da imitare anche in altre città e territori”.

I primi risultati già promettono bene. Dopo il grande successo con l’esperienza di Sora, che prosegue coinvolgendo sempre più bambini, il progetto è già pronto a essere esportato: “Ora tocca a Frosinone, ma nel frattempo abbiamo preso contatto con il sindaco di Venezia per mettere in piedi un’esperienza simile – annuncia Sera – Fa bene al cuore regalare questi momenti ai bambini. La gioia di Samuele, 13 anni, che ogni volta che fa gol esulta come Ronaldo, è impagabile. Lo spirito di gruppo è fortissimo e ci piacerebbe molto poter organizzare in futuro delle partite di calcio miste, con squadre composte da bambini disabili e normodotati. Tutti uniti per dare a noi grandi una vera lezione di integrazione“.

 

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