“Il gioco non è un azzardo” a Bagheria si è spiegato perché

Si è svolto venerdì , 12 maggio alle ore 9,00, presso la chiesa Maria SS. del Carmelo il convegno organizzato dalla fondazione Ss. Mamiliano e Rosalia con il patrocinio del comune di Bagheria, dal titolo “Il gioco non è un azzardo”.

All’evento erano presenti oltre agli organizzatori e relatori, diverse classi del liceo classico “F. Scaduto” di Bagheria, del liceo scientifico “D’Alessandro”, dell’Itet “L.Sturzo” e delll’I.P.S.I.A “D’Acquisto”.

Tra gli obiettivi del convegno raggiungere i giovani delle scuole superiori per informarli sui rischi che si corrono se si cade nella dipendenza del gioco d’azzardo.

Ha aperto il convegno il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque che ha voluto sottolineare quanto sia importante la funzione dello stato nella prevenzione e soprattutto nel sorreggere, con i mezzi a propria disposizione, il giovane, o il cittadino in genere, che cade in questo tipo di dipendenza.

” Dai dati analizzati nei giorni scorsi a Bagheria e in provincia, si è potuto constatare che la ludopatia, questo male sociale di ultima generazione, è in aumento – dice il sindaco- l’amministrazione sta ponendo in essere certi atti per prevenire questo fenomeno, si sta lavorando infatti su un’ordinanza che andrà a regolamentare gli orari nei quali i giovani potranno frequentare i luoghi in cui è possibile giocare d’azzardo”.

Tra gli altri interventi quello del sociologo consulente della consulta nazionale antiusura Maurizio Fiasco che ha spiegato che il fenomeno del gioco d’azzardo è un fenomeno nuovo per gli italiani, si è sviluppato negli ultimi 15 anni.

“Prima – dice il professore Fiasco- gli italiani erano un popolo di risparmiatori, giocavano ma con moderazione. Negli ultimi 15 anni e paradossalmente quando è iniziata la crisi, è cambiata la tendenza, è aumentato notevolmente il numero degli italiani che si si sono fatti prendere la mano con il gioco, arrivando al punto di giocare l’intero stipendio o addirittura indebitandosi.

“I giochi d’azzardo hanno molto da fare con la matematica” – dice il professore Paolo Canova, matematico, infatti spesso sono ideati propri da matematici. I ragazzi sono bombardati dalla pubblicità che mostra solo una parte del gioco, quella allettante della vincita, non fa vedere i meccanismi che spingono a rigiocare , quando si perde”.

“Importante la funzione della scuola, nel sostenere il ragazzo che è caduto nella dipendenza del gioco d’azzardo”, sottolinea la dottoressa Evelina Arcidiacono, psicologa e psicopedagogista , componente dell’Osservatorio regionale permanente sul bullismo. “Dai dati che abbiamo, il ragazzo che si avvicina al gioco d’azzardo lo fa principalmente per solitudine , che i ragazzi chiamano noia, ed è appunto alla noia che la scuola deve supplire, stimolando il ragazzo con attività extra scolastiche, che possano creare delle condizioni critico-riflessive in modo che il ragazzo sappia scegliere, conoscendo le conseguenze che può incontrare”.

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