Il Popolo italiano è uno dei popoli più resistenti al mondo di Alex della Montagna

Il Popolo italiano è uno dei popoli più resistenti al mondo. La nostra è sempre stata una terra che ha dato i natali a talenti fenomenali che si sono distinti sia in Italia, sia all’estero. Pur essendo usciti in ginocchio dalla Seconda Guerra Mondiale, con un Paese ridotto ad un cumulo di macerie, siano riusciti in meno di venti anni a creare il “fenomeno italiano” con uno sviluppo industriale e sociale che ha fatto invidia, per decenni, al mondo intero.

Ancora oggi malgrado la crisi, i problemi economici e la farraginosità della Pubblica Amministrazione italiana; che tanti impedimenti sa inventare per bloccare lo sviluppo del Paese; malgrado tutto ciò,  l’Italia mantiene il settimo posto nella classifica dei paesi più industrializzati del mondo.

Siamo la seconda manifattura industriale europea, dietro la Germania: le nostre produzioni industriali sono interconnesse ed interdipendenti con quelle tedesche per molti prodotti oggi offerti sul mercato europeo e mondiale.

Nella lista dei paesi più industrializzati troviamo al primo posto la Cina, poi Usa, Giappone, Germania, Corea del Sud, India, Italia. Dietro di noi la Francia, Gran Bretagna, Messico.

Importante ricordare che sono tutti paese con un numero di abitanti superiori all’Italia; ad esempio. La Germania ha 84 milioni di abitanti. Solo la Corea del Sud ha un numero di abitanti (54 milioni) inferiore alla popolazione Italiana.

Come mai siamo stati superati dalla Corea del Sud? La risposta è semplice, loro hanno dei grandi gruppi industriali (conglomerate) che hanno investito in ricerca ed innovazione e che riescono a fare economia di scala tra diverse produzioni industriali. Un esempio per tutti la Samsung, molto nota per i suoi telefonini, ma che produce anche elettrodomestici, escavatori, navi…..

Noi in Italia avevamo l’IRI che aveva simili caratteristiche della conglomerata Coreana Samsung. Poi all’IRI è arrivato Prodi. Sappiamo bene com’è andata a finire.

Ma guardiamo al futuro, cosa possiamo fare per confermare la resilienza degli italiani al di là della classe politica inetta che tanto nocumento ha arrecato ed arreca al Paese?

Si deve investire di nuovo nella produzione industriale. Si deve investire in Ricerca e Tecnologia. Si deve investire nell’Istruzione Pubblica che deve formare le risorse che servono all’industria, lavorando in sinergia con l’industria; prevedendo, ad esempio, periodi di alternanza scuola-lavoro come si fa in Germania ed in Corea del Sud.

Si devono eliminare gli adempimenti amministrativi inutili: la Pubblica Amministrazione deve essere al servizio dell’industria e deve fornire tutti i supporti necessari per accedere, ad esempio, ai finanziamenti europei; per definire la collaborazione con le scuole e le università; per reperire prontamente, attraverso gli uffici di collocamento, i lavoratori necessari a fare fronte alle esigenze produttive; per promuovere i prodotti italiani in Italia ed all’estero.

Tutti i servizi elencati prima esistono già nei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione alle aziende. Ma nella vita reale è molto difficile per le aziende percepire l’esistenza di questi servizi.

Proprio per questo, dobbiamo rimettere ordine nella Pubblica Amministrazione, nei servizi offerti dallo Stato alle Aziende.

Lo Stato non è nemico delle aziende; lo Stato deve essere al servizio delle aziende, perché le aziende sono parte fondamentale per l’esistenza stessa dello Stato.

Lo Stato deve aiutare le aziende ad essere conformi alle norme vigenti; perché un’azienda significa persone, prodotti, servizi. Lo Stato aiutando l’azienda aiuta i lavoratori, i creditori i clienti di quell’azienda.

Per questo è importante cambiare il paradigma attuale che vede lo Stato come una entità a parte, superiore alle attività produttive. Non è cosi perché senza attività produttive non ci sono più entità superiori, quindi non c’è più lo Stato.

Proprio per questo adesso lo Stato deve garantire i prestiti alle aziende che useranno queste risorse per far ripartire il Paese; deve fornire consulenza fiscale per ristrutturare la tassazione dovuta; deve snellire le procedure amministrative; deve essere al servizio delle aziende per tutto quello che serve oggi per uscire velocemente dalla crisi.

Altrimenti il Paese non esisterà più.

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