Intervenire urgentemente con misure eccezionali per salvare la popolazione venezuelana da un vero e proprio genocidio, da un rinnovato olocausto

L’Organizzazione Mondiale degli Stati ha ricevuto l’invito di inviare una delegazione in Venezuela in occasione delle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018.

            Il Presidente Eugenio Lai ha raccolto l’invito e ha inviato in Venezuela dal 18 al 23 maggio 2018 la seguente delegazione: Alfredo Maiolese, Segretario Generale, Antonello Secchi, Responsabile del Ministero della Giustizia, Antonio Pappalardo, Segretario per la Sicurezza e la Pace.

            Va premesso che:

  • le elezioni presidenziali sono state indette dall’Assemblea Costituente, organismo creato dal Presidente Nicolas Maduro, e non dal Consiglio Elettorale, unico organismo riconosciuto dalla Costituzione venezuelana;
  • alcuni partiti venezuelani hanno invitato la popolazione a non votare in quanto le elezioni erano illegali e illegittime;
  • solo quattro si sono candidati, Henri Falcon, Javier Bertucci, Luis Alejandro Ratti, Reinaldo Quijada, al fine di non lasciare campo libero a Maduro;
  • gli Stati Uniti, Canada, molti Paesi latino-americani e l’Unione Europea hanno dichiarato di non ritenere valido il voto in quanto le elezioni sono illegali e illegittime;
  • Cina, Cuba, Russia e Iran, invece, si sono schierate a fianco di Maduro.

Il giorno delle elezioni, poco prima della loro chiusura, il New York Times ha pubblicato i seguenti sondaggi: votanti 17,02%; Falcon 27,6%, Maduro 16,7%.

In una Caracas deserta, come gran parte del Paese, si sono recati alle urne, secondo i dati forniti da governo, il 46 per cento dei 20 milioni aventi diritto al voto, anche se Reuters, alle 18, quando si sono chiusi i seggi, registrava un’affluenza del 32,3 per cento.

La delegazione dell’Organizzazione Mondiale degli Stati ha visitato alcuni seggi elettorali in Caracas e Maracai, rilevando quanto segue:

  • il voto è avvenuto con sistema elettronico: l’elettore, dopo essere stato identificato, pone il suo pollice, precedentemente immerso nell’inchiostro, in una macchina che trasmette i suoi dati ad un’altra macchina, posta all’interno della cabina elettorale;
  • nella cabina elettorale l’elettore seleziona il numero di attribuzione del candidato scelto;
  • la macchina emette un biglietto stampato con la sua preferenza;
  • l’elettore si porta all’esterno della cabina elettorale e imbuca il biglietto in una scatola di cartone a comprova della sua votazione;
  • successivamente viene fatto un altro controllo manuale di identificazione attraverso l’impronta digitale del votante, che viene applicata in una registro cartaceo, numerato progressivamente.

Gli osservatori hanno potuto verificare che il voto non era segreto in quanto sarebbe stato facile risalire all’elettore e quindi ricattarlo.

Al termine dello spoglio dei voti, stante ai risultati comunicati dal governo, è risultato vincitore Nicólas Maduro  con il 67% dei consensi, con una partecipazione popolare del 47,02%.

Falcon in una conferenza stampa ha denunciato brogli elettorali. Ha riferito, mostrando fotografie, che all’esterno dei seggi, vi erano tende rosse, che distribuivano buoni per acquisto di derrate alimentari per chi avesse votato Maduro.

Il rettore principale del Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano, signor Luis Emilio Rondon, ha disconosciuto il risultato elettorale.

Gli osservatori hanno potuto verificare la veridicità di tali affermazioni, risultando peraltro poco verosimile il dato dell’affluenza in quanto a qualsiasi ora della votazione le urne risultavano quasi deserte. Distribuire buoni acquisto di derrate alimentari ad una popolazione che vive con circa due dollari al mese, risulta particolarmente condizionante.

Di fronte alla fame si perde qualsiasi dignità.

Maduro ha conquistato per la seconda volta la presidenza del Venezuela in una tornata elettorale che la maggioranza dei Paesi latinoamericani e occidentali non riconosce e considera priva di garanzie democratiche.

Il dittatore venezuelano resterà in carica altri sei anni.

Alle ultime elezioni l’indice dei votanti era stato dell’80 per cento. L’unico avversario di peso, Henri Falcón, ex chavista e candidato con un partito di ispirazione socialista, ha ottenuto 1,8 milioni di voti e ha contestato il risultato.

Lo considera “illegittimo”. I suoi consiglieri e attivisti presenti ai seggi hanno denunciato oltre 350 irregolarità che sono state accolte con freddezza dal Tribunale Elettorale.

Sono state scattate fotografie di gente che mangia direttamente dai sacchetti dell’immondizia. Spesso si sente nella zona de La Cota un puzzo maleodorante di cani, gatti e ratti.

Dapprima nelle famiglie più povere si fanno mangiare i bambini, poi le persone anziane.

Al fine di alimentarsi molti cittadini si mangiano cani e gatti.

Si moltiplicano le file di molte persone davanti ai ristoranti per raccattare il cibo che avanza.

Sino al 2015 si era a conoscenza che nel Venezuela morivano per mano della criminalità oltre 28.000 persone all’anno, in specie nella zona di Bello Monte in Caracas.

Da quell’anno sono scomparse tutte le statistiche sul fenomeno allarmante della criminalità.

Per le strade, sia di giorno che di notte, girano motociclette con due persone a bordo, chiamate “colectivos”, armate, criminali, usciti dal carcere per intimidire la cittadinanza, spalleggiate dal regime.

I pochi turisti, che si recano ancora in Venezuela, non possono girare da soli, perché vengono aggrediti e spogliati di orologi e cellulari, se non addirittura ammazzati.

Vi sono 300 prigionieri politici, di cui 5 minorenni, e 202 persone assassinate per motivi legati alla mancanza di cibo, di medicine e di sicurezza.

Il sistema sanitario è distrutto, mancano le medicine, gli ospedali sono insufficienti per qualsiasi assistenza, molte donne partoriscono per terra, molti anziani sono morti facendo la coda per mangiare e 300.000 bambini moriranno per fame (dati Caritas).

Si registrano scomparse di neonati e bambini, che vengono venduti o usati per trapianti di organi.

La giustizia non è garantita, la corruzione ha contaminato ormai tutti gli apparati dello Stato, che sono controllati dal regime, che non permette il corretto funzionamento delle Istituzioni.

Alle frontiere le forze di polizia del regime addirittura operano il contrabbando, per acquisire ogni genere, che sarà venduto al mercato mero.

La Croce rossa venezuelana, nonostante questa grave situazione in ogni settore, non è mai intervenuta con gli strumenti che le sono propri.

Nell’aeroporto della capitale di Caracas si vedono pochi areoplani, mancando quasi tutte le principali compagnie aeree.

Caracas, che conta alcuni milioni di abitanti, è circondata da colline strapiene di “cherros” (le favelas brasiliane), abitate dalla popolazione indigente, che vi risiede da oltre 50 anni, in condizioni di estrema precarietà, sotto la soglia dell’assoluta povertà.

La disgrazie del Venezuela sono iniziate nel momento in cui Chavez ha stretto accordi internazionali speciali con Cuba accettando i loro medici, i loro insegnanti, che erano soprattutto delle spie, vero e proprio cavallo di Troia per scardinare il sistema economico venezuelano.

La finalità era quella di impoverire al massimo la popolazione che sarebbe stata così più vulnerabile e sottomessa.

  Maduro trionfa in un Paese ridotto alla fame, con rischio di cannibalismo, con quattro milioni di persone fuggite all’estero, senza più medicine, ospedali al collasso, un indice di mortalità del 40 per cento, la produzione di petrolio ridotta al minimo, continue interruzioni di energia elettrica, fabbriche chiuse per la mancanza di materie prime e un’inflazione che quest’anno potrebbe raggiungere un tasso del 14mila per cento.

Ormai in Venezuela si lavora con la droga e molti poliziotti e militari tollerano, se non addirittura fanno parte dei vari cartelli criminali.

Il cartello criminale dominante è “Cartel de lo Sole”, che non viene minimamente contrastato dalle forze di polizia. Cabello Diosdado, capo di questa cartello, è stato già individuato e indagato dalla DEA, organismo antidroga degli USA.

Due nipoti di Maduro sono in carcere negli Stati Uniti per traffico di droga.

La quantità di moneta ufficiale, il Bolivar, con la quale una volta si acquistava un’autovettura, oggi è appena sufficiente per comperare un caffè.

Solo lo Zimbabwe di Robert Mugabe aveva fatto peggio.

Il partito al potere ha mobilitato i suoi militanti che vicino, e spesso davanti ai seggi, hanno richiesto il “Carnet de la Patria”, la tessera annonaria, che garantisce gratis un minimo di prodotti alimentari, talvolta marci, come dimostrazione di fedeltà.

Se voti bene, quindi Maduro, potrai ancora mangiare. A chi ne era sprovvisto l’hanno promessa. In cambio, ovviamente, del voto.

La pressione è stata sfacciata, violando una delle regole più elementari delle elezioni. Maduro ha respinto le proteste per questa massiccia intromissione: le considera “acquisite”.

Luis Zapatero, l’ex primo ministro spagnolo, l’unico tra i 160 osservatori internazionali invitati dal governo, ha giudicato in modo positivo l’andamento del voto.

In un seggio è stato aggredito dalla popolazione che gli ha lanciato alcune bottiglie d’acqua.

L’assenza alle urne anche nei quartieri considerati roccaforti del regime è il segno più tangibile del distacco della stessa base elettorale da Maduro. Il presidente aveva invitato tutti a votare con uno slogan inequivocabile: “Voto o balas”, “Voto o pallottole”.

Falcón, quale ex militare, si è invece appellato alle Forze Armate chiedendo garanzie per lo svolgimento di una competizione corretta.

In una tale dittatura forte da oltre 20 anni, non vi è stata una vera opposizione, per cui non si può non ritenere che essa abbia svolto un ruolo di agevolazione del regime al potere.

Per il Venezuela non cambia nulla. Anzi, la situazione è destinata a peggiorare.

L’Organizzazione Mondiale degli Stati, letta la presente relazione della delegazione, rivolge un vivo appello alle Nazioni Unite, all’Organizzazione degli Stati Americani, all’Unione Europea, al Gruppo di Lima, alla Croce Rossa Internazionale, e a tutti gli Stati democratici del Mondo, di intervenire urgentemente con misure eccezionali per salvare la popolazione venezuelana da un vero e proprio genocidio, da un rinnovato olocausto.

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