Lidu: emergenza coronavirus, ripartiamo sostenendo i più deboli

La Lidu nasce a Roma nel 1919, è membro Fidh e Aedh, da sempre impegnata nella diffusione della conoscenza e l’applicazione dei diritti fondamentali dell’uomo. L’associazione è attiva e opera su tutto il territorio Nazionale. Giovedì 14 maggio 2020 alle 18,00 ha organizzato, in collaborazione con la Commissione sanità, il primo di una serie di webinar, per sostenere i più deboli in questo complesso periodo di pandemia e nelle fasi del post covid-19.

 

La missione etica e terapeutica: rinascere ripartendo dai più fragili

Il virus ha colto tutti alla sprovvista, mentre il mondo era in piena attività, in un attimo la priorità è diventata preservare l’incolumità di ogni essere umano stando isolati. Ma nel caos e nell’incertezza sono finiti tutti, compresi i bambini, i ragazzi e gli anziani, coloro che sono più fragili e deboli, che hanno bisogno di sostegno particolare perché affetti da patologie neurologiche specifiche o/e disabilità. Non vanno dimenticati nemmeno i care givers, coloro che si prendono cura dei familiari ammalati o disabili.

 

L’AMORE, la più grande terapia

Durante l’incontro online, presentato da Eugenio Ficorilli (presidente LIDU), sono intervenuti diversi esperti, ognuno di loro ha portato contributi e visioni diverse in merito all’analisi della complessa situazione che molte famiglie hanno vissuto durante il lockdown e che si troveranno a vivere post covid-19.

La dott.ssa Monica Greco, Medico specialista in Geriatria e in Medicina Fisica e Riabilitazione, ha parlato delle grosse difficoltà che stanno attraversando i soggetti affetti da autismo, da disturbi dell’apprendimento, da iperattività o da ADHD o con compromissioni motorie e sensoriali. La reclusione forzata, la perdita di riferimenti come il logopedista nella didattica a distanza, l’insegnante di sostegno o il fisioterapista in disabilità motorie, portano inevitabilmente gli individui a regredire,  aumentando così le crisi di rabbia, le urla per arrivare persino a principi di depressione. Bisogna intervenire per cercare di prevenire e mantenere all’interno delle mura domestiche le competenze acquisite e il giusto confort, per le categorie più fragili e inoltre per dare un respiro di sollievo ai care givers.

Il dott. Stefano Manera, Anestetista e Omeopata, ha parlato di andare avanti e di sconfiggere le paure, per evitare che in futuro si sviluppi una epidemia tipo la sindrome di Burnout. Secondo il World Economy Forum, durante il lockdown circa 2,6 miliardi di persone  in tutto il mondo si sono ritrovate  in una sorta di blocco” (private della libertà, sottoposte a controllo sociale, alla continua ricerca di consenso altrui) che ha rappresentato l’esperimento psicologico più grande di sempre.

Si presuppone che il post covid-19 comporterà un altro contagio” secondario che causerà assenteismo legato allo stress nella seconda metà del 2020. Bisogna quindi agire ora per placare gli effetti nocivi dei blocchi COVID-19.

 

La Sindrome di Burnout, chiamata anche esaurimento emotivo, porta alla depersonalizzazione e derealizzazione personale, è una patologia che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto marcate.

 

L’unione fa la forza: A.N.A.S. Lazio e LIDU in collaborazione per un futuro migliore

A.N.A.S. Lazio è intervenuta durante l’incontro in modo proattivo, mettendo a disposizione esperti e strutture per future collaborazioni con la LIDU, associazione anch’essa attiva con concreto e sostanziale impegno nell’ambito del sociale al livello nazionale. Il moderatore, dott. Lorenzo Anelli (Commissione salute Lidu), ha concluso il convegno tenutosi online salutando gli ospiti e lanciando l’appello a tutte le associazioni che hanno intenzione di proporre progetti e collaborazioni che possano fattivamente aiutare le persone più deboli in questa fase di ripartenza, con o senza il supporto delle istituzioni, come suggerito dal portavoce di Anas Lazio, per conto del Presidente Regionale Avv. Maria Lufrano.

 

Lisa Di Giovanni

 

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