MASCHERE E RITI ANTICHI: IL FASCINO DEI “CARNEVALI DELLA TRADIZIONE” CONQUISTA VENEZIA

Carnevali della Tradizione

Pieno successo per l’iniziativa dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia: sette i gruppi che si sono esibiti, oltre 300 i figuranti coinvolti.

MASCHERE  E RITI ANTICHI: IL FASCINO DEI “CARNEVALI DELLA TRADIZIONE” CONQUISTA VENEZIA

Protagonisti le “Maschere di Tricarico”, le “Meraviglie di Puglia-Carnevale Barocco alla Corte di Lecce”, il “Carnevale tradizionale mocheno: il betschato”, i “Gruppi Boes e Merdules di Ottana”, il “Carnevale di Civitella di Romagna”, la “Corte di Re Bertoldo” dal Carnevale di San Giovanni in Persiceto e l’ “Associazione Regaliamo un sorriso da Grantorto (Padova)”

Venezia 4 marzo 2019. Il fascino di maschere antiche, l’atmosfera di sfilate e danze che affondano le radici nella tradizione, la spettacolarità di rappresentazioni colorate e gioiose.  Lo spettacolo dei “Carnevali della Tradizione” andato in scena, oggi pomeriggio, in piazza San Marco ha colto nel segno, portando alla ribalta della manifestazione veneziana una parte di quel patrimonio culturale immateriale che rappresenta la storia della nostra penisola.

Sette i gruppi individuati dall’Unione delle Pro Loco d’Italia, provenienti da Puglia, Trentino, Veneto, Sardegna, Emilia-Romagna e Basilicata, con oltre 300 figuranti coinvolti. Le esibizioni sono state presentate e coordinate dagli speaker ufficiali del Carnevale, gli attori della Compagnia Pantakin.

LE ESIBIZIONI. L’evento è stato aperto dalle magiche atmosfere e dalle musiche ritmate del “Carnevale Barocco alla Corte di Lecce” (Puglia). A seguire i volti neri di fuliggine e i copricapi coloratissimi dei coscritti (i ragazzi che compiono diciotto anni) accompagnati da der bètscho, de bètscha (il vecchio e la vecchia) e der òiartroger (il raccoglitore delle uova) del “Carnevale tradizionale mocheno: il betschato” (Trentino-Alto Adige). È stata poi la volta dei colori sgargianti e degli abiti fiabeschi dell“Associazione Regaliamo un sorriso da Grantorto (Padova)” che, nell’occasione, ha consegnato un assegno a sostegno della ricerca per la “Città della Speranza di Padova”.

 Sul palco di piazza San Marco è stata, poi la volta dei “Gruppi Boes e Merdules di Ottana” (Sardegna): i “Boes e merdules” (il bue e il suo padrone) con le maschere di legno nero, il tintinnare dei campanacci e i corpi ricoperti di pellicce. E, ancora, alla “Corte di Re Bertoldo – Carnevale di San Giovanni in Persiceto” (Emilia-Romagna) dove la stella indiscussa è stata Bertoldo, il contadino “scarpe grosse e cervello fino” che ha portato tutta la vitalità della gente dei suoi luoghi.

Sempre dall’Emilia Romagna i gruppi mascherati provenienti da Civitella di Romagna per un carnevale che, secondo documentazioni storiche negli archivi comunali, affonda le sue radici nel 1770. E, per finire le “mucche” e i “tori”, de “Le maschere” di Tricarico  (Basilicata), con i loro cappelli a falda larga, i nastri multicolori e i foulard dai colori sgargianti al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe.

LE DICHIARAZIONI. “I “Carnevali della tradizione” costituiscono una significativa testimonianza dello straordinario patrimonio culturale immateriale di cui è ricca l’Italia. Un tesoro che l’Unione delle Pro Loco valorizza e promuove, tutti i giorni” ha commentato al margine dell’esibizione, Antonino La Spina presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco (Unpli). “Un risultato importante conseguito grazie all’assessorato al Turismo del Comune di Venezia, alla direzione del Carnevale e a tutti coloro che hanno  sostenuto questa iniziativa”.

“Anche in questa seconda edizione abbiamo centrato l’obiettivo di far parlare i valori delle Pro Loco, ossia la tradizione culturale, l’identità locale, la collaborazione, offrendo un palcoscenico assolutamente eccezionale al mondo del volontariato” sottolinea il responsabile del dipartimento Patrimonio Culturale dell’Unpli Fernando Tomasello. “Per questo siamo felici di aver coinvolto anche il Veneto con un risvolto sociale importante, legato al tema della salute e della ricerca”.

Si unisce all’apprezzamento per la giornata anche Paola Mar, assessore al turismo del Comune di Venezia: “Questa iniziativa di vera e propria rete culturale attraverso l’Italia delle tradizioni, proposta dalle Pro Loco dell’UNPLI, dimostra come possa esserci una fruizione rispettosa della storia, dei luoghi, del nostro ricchissimo patrimonio, in piena condivisione degli obiettivi della campagna #EnjoyRespectVenezia. In questo le Pro Loco sono un esempio virtuoso. Grazie all’UNPLI e grazie anche alla nostra partecipata Vela S.p.A.”

 “E’ stato un momento di grande spettacolo che ha arricchito di folclore e tipicità il Carnevale di Venezia” ha sottolineato l’assessore al turismo della Regione del Veneto Federico Caner. “Questo conferma il ruolo importantissimo che le Pro Loco hanno per lo sviluppo del turismo e che il grande lavoro fatto assieme dalla Regione del Veneto e dall’UNPLI sul territorio sta dando i suoi frutti”.

I Carnevali della tradizione si inseriscono nella complessiva opera di recupero, tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale culturale avviata da tempo dell’Unione Nazionale delle Pro Loco: un’attività riconosciuta dall’UNESCO presso cui l’Unpli è accreditata.

SCHEDE SUI CARNEVALI DELLA TRADIZIONE 

(a cura delle singole associazioni)

Meraviglie di Puglia – Carnevale barocco alla corte di lecce -PUGLIA

L’idea prende spunto e porta il nome del progetto omonimo “Carnevale Barocco alla Corte di Lecce”, ideato nel 2009 dalla Presidente di Pro Loco Lecce, ai fini della destagionalizzazione del turismo nel Salento e nasce dalla possibilità di coniugare la tradizione antica con le sue maschere apocotropaiche, le danze parossistiche delle “tarantate” al ritmo frenetico dei tamburelli, le “fòcare purificatrici” e, in generale, la fantasmagoria tipica dello scherzo e della satira carnascialesca con l’arte della meraviglia tipica del periodo barocco che nella gentilizia città di Lecce, trova il suo massimo splendore anche grazie alla particolarità della sua pietra e dell’arte degli scalpellini. Sicchè, con la direzione artistica di Deborah De Blasi, delegata a “costruire” un esempio del nostro progetto da portare a Venezia, in rappresentanza delle pro loco di Puglia, lo spettacolo proposto ha lo scopo di mostrare, uno “spaccato” significativo della varietà antropologica e storico-culturale che caratterizza la tradizione del Carnevale in terra d’Otranto secondo il principio, appunto, di “Barocco” come “Arte della Meraviglia”. Le maschere che caratterizzano questo estremo lembo di terra italica, i Masci, le Caremme, gli scazzamurrieddhi giocano il loro ruolo catartico con un forte gusto popolare, ma allietano anche la vista ed il cuore di una delle figure più “nobili” della sua storia: la regina Maria d’Enghien.

Carnevale tradizionale mocheno: il betschato – TRENTINO ALTO-ADIGE

In Valle dei Mocheni, 30 km a nord est di Trento, il carnevale assume significato grazie alle maschere, ma soprattutto grazie al ballo. Tra le numerose ricorrenze carnevalesche mòchene, il Bètschato di Palù del Fersina è la più caratteristica. Nonostante alcune modifiche che la tradizione ha subito nel corso degli anni, è costantemente mantenuta in vita dall’orgoglio per la propria terra e la propria cultura, che i giovani della valle continuano a sentire e alimentare.Il Betschato vede come protagonisti der bètscho, de bètscha (il vecchio e la vecchia) e der òiartroger  (il raccoglitore delle uova), personaggi vestiti con abiti tradizionali e con il viso coperto da un velo. Comparse importanti sono poi i coscritti del paese (i diciottenni dell’anno), che predono parte ad alcune delle scene. Il rituale è infatti molto articolato, composto di più momenti tutta la giornata di martedì grasso: a Venezia verrà riproposto in modo ridotto.

Gruppi Boes e Merdules di Ottana – SARDEGNA

L’ origine del carnevale Ottanese si perde in tempi molto remoti, sicuramente si colloca in un’età precristiana, molto vicino al periodo greco, visti i numerosi rituali legati al ciclo agrario e al culto della fertilità che ne costituiscono fonte di unicità, rarità e pregio. Il carnevale ottanese è una festa: simbolo della rinascita della natura con l’arrivo della primavera. Con il termine Merdules si intendono in generale tutte le maschere che partecipano al carnevale tradizionale Ottanese, ma un’altra particolarità di questo carnevale è che al suo interno si trovano sia maschere zoomorfe (su boe, su molente, su porcu, su crapolu) che maschere antropomorfe (su merdules, sa filonzana).

Le maschere di Tricarico – BASILICATA

Il gruppo di maschere sarà preceduto dal canto popolare del musicista Pietro Cirillo.  Il maestro si esibirà con un gruppo di 5 musicisti (1mandolino, 1 tamburello, 1 tamburo, 1chitarra, 1 cubba cubba) con il brano “tarantella tricaricese”.  Il gruppo farà il suo ingresso con 45 maschere circa sul finale della canzone. Le maschere si esibiranno in scene di corteggiamento e rito di fertilità. Il Carnevale di Tricarico è tra le manifestazioni più importanti della Basilicata e uno dei carnevali più antichi della Regione e d’Italia con D.D. del 3 febbraio 2015. Oggi ripropone il suo antico rito, caratterizzato dalla sfilata delle tradizionali maschere di mucche e tori in transumanza, nel giorno in cui i cattolici ricordano Antonio Abate, il santo protettore degli animali. Proprio per questo viene riproposto un rituale di benevolenza, osservato dagli uomini e dalla “mandria”, che poi si muoveranno insieme per il centro storico e gli antichi rioni, accompagnati dal suono di sottofondo dei campanacci. La sfilata viene poi ripetuta l’ultima domenica di Carnevale.  Si riporta, di seguito, la descrizione che ne ha dato Carlo Levi (tra i più significativi narratori del ‘900): «… andai apposta a Tricàrico, con Rocco Scotellaro. Il paese era svegliato, a notte ancora fonda, da un rumore arcaico, di battiti di strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto; e tutti salivano sul monte, uomini e animali, fino alla Cappella alta sulla cima ….  Qui venivano portati gli animali, che giravano tre volte attorno al luogo sacro, e vi entravano, e venivano benedetti nella messa, con una totale coincidenza del rituale arcaico e magico con quello cattolico assimilante… ». La maschera da mucca è costituita da un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo e decorato con lunghi nastri multicolori; la calzamaglia indossata è anch’essa decorata con nastri o foulard dai colori sgargianti al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe.  La maschera del toro è identica nella fattura, ma si distingue per essere completamente nera con alcuni nastri rossi.  Ogni maschera ha un campanaccio, diverso nella forma e nel suono a seconda che si tratti di mucche o di tori. – Ci sono diverse interpretazioni alle maschere della mucca e del toro; – dallo spirito di rivendicazione sociale delle classi più povere verso il gruppo di potere; – alla messa in scena di riti pre-cristiani, poi “mediati” dal cristianesimo tramite la figura di Sant’Antonio abate; – inoltre mucche e tori sono raffigurati da persone che mimano le movenze degli animali e tra l’altro anche “la monta”. Tutta la rappresentazione, seppur rurale, non si discosta molto dalla realtà, dato che il Comune è tuttora attraversato da mandrie in transumanza.

Corte di Re Bertoldo – Carnevale di San Giovanni in Persiceto – EMILIA ROMAGNA

 La storia di questo carnevale è molto antica: la prima edizione ufficiale risale al 1874, quando fu fondata la Società di Bertoldo, ma secoli prima se ne trovano le tracce in scritti di studiosi di storia locale che risalirebbero al periodo dell’invasione longobarda. Come tutte le più grandi e famose manifestazioni carnevalesche, anche nel Carnevale Persicetano ci sono sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati e costumi coloratissimi. Ma la caratteristica che distingue queste due manifestazioni carnevalesche dalle altre è l’esecuzione dello Spillo, o meglio “al Spéll”, termine dialettale che, nel contesto del Carnevale Persicetano, va ad indicare gli effetti speciali mediante i quali il carro subisce una metamorfosi, una vera e propria trasformazione, che dischiude e rende manifesto il suo significato allegorico nascosto. La stella del Carnevale Persicetano è rappresentata dal personaggio che qui ha avuto i natali, ovviamente un personaggio frutto della fantasia popolare: Bertoldo (Bartôld). Accompagnato dal di lui figlio, Bertoldino (Bartuldéin) e la madre di questo Marcolfa (La Marcòulfa).  Queste figure immaginarie, ma come spesso avviene, non del tutto inventate, nacquero dalla fantasia dello scrittore bolognese Giulio Cesare Croce (1550-1609) e col passare degli anni e dei secoli divennero sempre più care al popolo persicetano. Nel 1606 Croce scrive la sua opera più conosciuta: “Le Sottilissime Astuzie di Bertoldo”, in cui il villano Bertoldo, giunto alla corte del Re Alboino, lo stupisce e diverte per la sagacia ed astuzia con cui riesce ad uscire dai guai in cui, per la sua natura burlesca, inevitabilmente si invischia ( ma la stessa tendenza a procurarsi guai doveva averla anche il suo creatore, se è vero che l’unico documento su Giulio Cesare Croce che ci è giunto riguarda un processo intentatogli dal cognato nel 1590: in famiglia c’era una prostituta notoria; il Croce si lasciò scappar detto che ce n’era più d’una…). Bertoldo è la quintessenza dell’arguzia, della scaltrezza, dello sberleffo irriverente, del linguaggio essenziale, diretto, immediato, fatto di cose concrete e quotidiane. Per questo ed altre cose ancora, Bertoldo è da sempre l’ispiratore del Carnevale Persicetano. Bertoldo è entrato nell’immaginario collettivo come il contadino “scarpe grosse e cervello fino”, definizione che non fa giustizia alla complessità del personaggio, che porta in sé tutta la vitalità della gente dei suoi luoghi, condita sì dall’ironia e dallo sberleffo irriverente, ma anche dalla corporalità e dalla visceralità che gli permettono di sentire e capire le cose ad istinto, e che ne fanno la maschera ideale per un carnevale di passioni come quello Persicetano. Inutile dire che proprio Bertoldo, assieme a Bertoldino e la Marcolfa, accompagnano i carri carnevaleschi per tutto il corso delle sfilate.

Carnevale di Civitella  – Civitella di Romagna – EMILIA ROMAGNA

La festa di carnevale di Civitella di Romagna è molto antica, ma ogni anno capace di rinnovarsi e di stupire. Esistono documentazioni storiche negli archivi comunali datate 1770 che narrano di una manifestazione simile a quella che si ripete ogni anno ai giorni nostri. Per l’occasione, nelle vie del paese sfilano carri allegorici, maschere, la banda e le majorette. Al corteo partecipano gruppi mascherati provenienti da tutti i paesi della vallata del bidente per condividere una festa nata dall’esigenza di uscire dalle convenzioni e dalle regole, per liberarsi delle inibizioni, scatenandosi nelle danze e nei balli.

Associazione Regaliamo un sorriso da Grantorto (Padova)  per la CITTA’ DELLA SPERANZA – VENETO 

L’associazione Regaliamo un Sorriso nasce nel 2010 da 4 fratelli con le rispettive famiglie e da amici. Questo cuore pulsante è contornato da 100 persone che condividono la stessa passione. Tale Associazione è stata fondata in primis con lo scopo di divertirsi e di far divertire più gente possibile e con un obiettivo comune. In questi anni sono cresciuti con i loro carri allegorici sia un po’ per esperienza, sia per la voglia di migliorarsi. I temi affrontati nei vari anni hanno spaziato da argomenti per bambini, come il carro allegorico dei “Looney Tunes”, “I puffi a New York”, “Paperon de paperoni”, e “La Magia dei clown”, a temi inerenti al dono più prezioso che abbiamo, cioè la vita, con il carro “Puoi solo Amarla”.Nel 2017 si sono scontrati con un tema importante che riguarda il nostro pianeta, cioè lo scioglimento dei ghiacciai, rappresentato dal carro allegorico intitolato “Prima che sia Tardi”.Nel 2018 escono con il carro “La Forza della Natura”, dedicato alla natura e alla sua salvaguardia, esortando il rispetto non solo all’ambiente ma anche a tutti gli esseri viventi, attraverso l’amore reciproco.Il tema di quest’anno è “Pandora sulle Ali della Speranza”, con il quale vogliono trasmettere un messaggio di forza e coraggio a non arrendersi mai difronte alle difficoltà. Negli ultimi tre anni il livello dei carri di questa associazione è cresciuto in maniera esponenziale sfiorando altezze di 12/13 metri e larghezze di 7/8 metri.Ritornando a quanto detto all’inizio, l’obiettivo comune di questa Grande Famiglia è e sempre sarà: REGALARE SORRISI A TUTTI MA IN PARTICOLARE AI BAMBINI MENO FORTUNATI.Anno per anno questa Associazione si è impegnata a sostenere nella ricerca LA CITTA’ DELLA SPERANZA, grazie al volontariato dei propri figuranti, e alle Aziende che credono in loro e li sostengono ogni anno per raggiungere lo scopo.In questo grande e meraviglioso evento, colgono l’occasione per riconfermarsi presenti nel sostegno della Città della Speranza di Padova, consegnando personalmente il loro contributo per l’anno 2019.

 

Foto di gruppo con i rappresentanti dell’Unpli e delle istituzioni dei territori di provenienza dei gruppi

Foto: “Carnevale tradizionale mocheno: il betschato”, TRENTINO-ALTO ADIGE

Foto: Corte di Re Bertoldo-Carnevale di San Giovanni in Persiceto (Emilia-Romagna)

Foto: Carnevale di Civitella – EMILIA-ROMAGNA

Foto: “Meraviglie di Puglia- Carnevale Barocco alla Corte di Lecce – PUGLIA

Foto:”Maschere di Tricarico” – BASILICATA

Foto dell’esibizione dei “Gruppi Boes e Merdules di Ottana” – SARDEGNA

Foto: consegna assegno e sfilata associazione  “Regaliamo un sorriso” di Grantorto – VENETO

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