Un mondo in subbuglio, ma a noi non arriva che silenzio

In questi giorni rivolte, scontri, morti, guerriglie stanno alterando l’equilibrio mondiale con scenari apocalittici. In Ecuador, in Libano, in Cile migliaia di persone  si sono riversate nelle strade per protestare contro misure di austerità che mettono in ginocchio la popolazione. Un clima di guerra vige in questi territori in subbuglio per la  povertà e per l’insoddisfazione per i governi in carica. Il motivo scatenante di queste proteste è uno: il malcontento dovuto a continui rincari che complicano la vita della popolazione già provata.  Dall’aumento del costo dei trasporti pubblici cileni, all’abolizione delle sovvenzioni sui carburanti in Ecuador, fino a giungere all’introduzione in Libano di una tassa sulla famosa app di messaggistica instantanea whatsapp. La rabbia populista si oppone a forze centripete dal taglio autoritario. Strategie di governo che lasciano un gap incolmabile che non fa altro che aumentare l’odio di chi stenta ad arrivare a fine mese. Una situazione insostenibile che fa vacillare sull’essenza del concetto di democrazia.

Stranizza però che nel bel mezzo di questo caos non si senta parlare a gran voce di questi accadimenti. “Stato d’emergenza!”, “Coprifuoco”….quelli che potrebbero essere addirittura titoli di testate giornalistiche vengono relegati a notizie di second’ordine. Il disagio, la povertà vengono taciuti sotto una facciata di calma apparente. Questa carente informazione rischia però di regalarci una visione distorta della situazione politica mondiale attuale. La gente deve sapere: il bollettino di guerra del Cile ci parla di dieci vittime solamente nella giornata di ieri, il bilancio della protesta in Ecuador durata 12 giorni conta  8 morti e più di 2000 feriti.

Il mondo si ribella alla disuguaglianza e alla povertà con tutti i mezzi più disperati. Questo malcontento, disseminato a macchia di leopardo, deve essere raccontato per  aprire gli occhi sull’imminente esigenza di un cambiamento e sull’inefficacia di modelli politici non più al passo con i tempi. L’informazione deve essere totale e non parziale, non c’è spazio per una censura mistificatrice; la stampa soprattutto non può voltarsi dinnanzi a tanta disumanità, ma dovrebbe essere partecipe e attiva per svegliare le coscienze e raccontare che qualcosa sta cambiando: raccontare il grido di popoli che rivendicano il diritto a un futuro in cui i loro bisogni siano tenuti in considerazione.

 

 

Cinzia Testa

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