Una preghiera, lunga 100 metri, per ricordarci, giornalmente, dei malati di cancro

Dal padiglione di Oncologia del Civico di Palermo, un messaggio di solidarietà, di vita e di speranza

 

Una splendida invocazione, quella scritta, qualche notte fa, al Civico di Palermo. Invocazione che ha la forza viva di un ringraziamento alla Madre degli uomini, della Chiesa e di Gesù, capace, com’è, questa poesia di materializzare, con la forza delle parole e la santità di esse, quando implorano l’Onnipotente, il percorso umano e sanitario di una donna capace di trovare, sempre, la forza di lottare contro il cancro al seno.
I magnifici versi sono stati scritti, la scorsa notte, sull’asfalto, davanti del padiglione del reparto di Oncologia.
Una rappresentazione iconografica, bianca, come il candore della Madonna a cui è rivolta, che cominciando dal pianerottolo davanti al reparto. percorre le scale e si dipana, come fa il filo di una matassa di lana, lungo la stradella guardiana autorevole della sofferenza.
La preghiera, capace di sconfiggere la solitudine e la paura, posta su di un’unica riga si snoda per oltre circa cento metri, intercettando le orme dei tanti che non si vogliono arrendere, che lottano, che stringono i denti, che pregano con sincera adesione ai valori cristiani.
Quante donne, quanti bambini, quanti uomini si avvicinano al reparto con la trepidazione e l’incertezza di un futuro che, almeno all’inizio, pare incerto e faticoso e che, grazie al personale medico e paramedico, sempre più preparato, diventa sempre più sostenibile….
La preghiera, in dialetto siciliano, recita: “Ave Maria prega pi tutti chiddi ca si trovano ‘nta sta via. Ave Maria prega pì mia. Stazione numero 1: un colpo di coltello, a Pasqua l’agnello. La minna non c’è più, resta la malattia. Ave Maria, prega pì mia e per chi cammina nta sta via. Stazione numero 2: na botta di vilenu, uno scruscio di vento, sinni caderu ciuri e capiddi. Ma ancora cuntrastamo sta tinta malattia. Ave Maria prega pi mia c’ancora non spunta chista via. Stazione numero 3: focu focu granni. La pagghia s’abbrucia la carne ci cuoce s’affuma accussì pure la malattia. Ave Maria prega pi mia ca vogghiu nesciri da sta via. Stazione numero 4: La vucca na cirasa, capiddi fitti fitti, l’occhi mennuli novi. Ave Maria io ti ringrazio. Stretta la foglia larga è la via ave Maria, io sugnu arrè mia”.
L’autrice della preghiera è la poetessa Giuseppina Torregrossa mentre l’artista che ha disegnato la speranza, attraverso i fonemi che hanno alternato amore e forza, coraggio e determinazione, preghiera e solidarietà umana, Stefania Galegati.
Si tratta, indubbiamente, di un progetto speciale questo voluto da Elpi Gallery (responsabili Pierenrico Marchesa e Elena Foddai) con il patrocinio dei clubs Rotary Palermo Montepellegrino e Palermo Est. Speciale perché contiene vari significati: una lacerazione (dall’omonimo termine greco) della vita e del futuro, un percorso itinerante (noma-de) quello tra casa e ospedale, chiesa e città, talvolta, diverse. Un percorso artistico che riflette una costellazione universale in cui tutti i punti si equivalgono e dialogano quasi a rappresentare un percorso rivolto a tutte le persone che vivono il disagio della malattia che, però, può diventare il motore per trasformare le paure più intime in energia vitale.
“Durante la risonanza magnetica – ci racconta Anna, una paziente, tra le tante – ho vissuto una scissione, il mio corpo si preparava per andare in battaglia, ma la mia mente doveva andare altrove. Così, ho letto questi versi trasformando i rumori assordanti di una normale risonanza in musicalità poetica”. L’arte capace di vincere le paure e che trova nella sensibilità eccezionale di questa struttura ospedaliera un importante alleato. L’efficienza dell’ospedale, dei dirigenti e dei medici, degli infermieri e degli ausiliari, e la sensibilità artistica di chi vuol far cambiare prospettiva e visuale al luogo deputato al dolore e alla sofferenza, al luogo che sovente fa paura.
L’artista e la poetessa hanno permesso di trasformare l’incontro con il tumore al seno in un una sfida creativa e in un inno alla vita. Un percorso che può attuarsi con la scrittura e con le immagini.
Il percorso poetico racconta il viaggio di molte donne e uomini, bambini e anziani, alla ricerca della forza interiore. Un viaggio verso un nuovo possibile futuro.

 

Antonio Fundarò

 

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